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Ristrutturazioni, detrazione del 50% solo con

Ristrutturazioni, detrazione del 50% solo con "fine lavori"

Detrazione 50% per l’acquisto di immobili ristrutturati da imprese solo con la presentazione al Comune della comunicazione di fine lavori. È quanto chiarito dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, in risposta al question time in commissione Finanze alla Camera (interrogazione 5-12157 dei deputati Pd Marco Di Maio e Michele Pelillo), dove viene ribadita l’esigenza imprescindibile per accedere all’agevolazione (articolo 16-bis, comma 3, del Tuir ),di procedere con la comunicazione di fine lavori da rendere al Comune, da parte dell’ impresa ristrutturatrice del fabbricato.

La detrazione in questione spetta nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia alle lettere c) e d) del comma 1 dell’articolo 3 del decreto del Dpr 380/2001, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile.
L’agevolazione, in ogni caso, non spetta, se sono stati eseguiti interventi di semplice manutenzione, ordinaria o straordinaria. Inoltre si ricorda che l’immobile acquistato o assegnato deve far parte di un edificio sul quale sono stati eseguiti interventi di restauro e di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia riguardanti l’intero edificio. L’agevolazione trova applicazione, pertanto, a condizione che gli interventi edilizi riguardino l’intero fabbricato (e non solo una parte, anche se rilevante).
L’acquirente o l’assegnatario dell’immobile deve comunque calcolare la detrazione del 50%, indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, su un importo forfetario, pari al 25% del prezzo di vendita (compreso dell’Iva) o di assegnazione dell’abitazione e spetta entro il limite massimo di 96mila euro
Inoltre si ricorda che l’agevolazione in questione non è legata alla cessione o assegnazione delle altre unità immobiliari, facenti parte dell’intero fabbricato, così che ciascun singolo acquirente può beneficiare della detrazione con il proprio acquisto o assegnazione, indipendentemente dal destino delle altre abitazioni.

Il question time di ieri al solo fine di agevolare i contribuenti rammenta che se il rogito è stato stipulato prima della fine dei lavori riguardanti l’intero fabbricato, la detrazione spetta comunque, ma in tal caso la stessa può essere fruita solo a partire dall’anno d’imposta in cui i lavori sull’intero fabbricato siano stati ultimati.
In buona sostanza la risposta evidenzia il presupposto costitutivo dell’agevolazione in questione che è quello, per l’appunto, legato alla fine dei lavori. Senza di essa non può partire la detrazione in dichiarazione dei redditi dell’acquirente e di conseguenza non si può concretizzare il beneficio fiscale.
Il Mef al riguardo non ravvisa, infatti, anomalie interpretative o applicative sulla norma istitutiva dell’agevolazione, poiché una diversa interpretazione della legge che valorizzi l’agevolazione anche in presenza di lavori non ultimati non sarebbe conforme al dettato normativo attualmente in vigore.

Bonus Mobili 2017: come ottenerlo

Bonus Mobili 2017: come ottenerlo

Chi sta ristrutturando casa o ha intenzione di dare inizio a dei lavori nel corso di quest’anno può usufruire del Bonus mobili 2017. Si tratta di un’agevolazione per l’acquisto di nuovi mobili o grandi elettrodomestici da destinare alla propria abitazione.
Inoltre, la legge di Stabilità, approvata nel dicembre del 2016, ha confermato anche le detrazioni per i lavori di miglioramento dell’efficienza energetica.

In cosa consiste il Bonus Mobili 2017? Chi avvia lavori di ristrutturazione e compra mobili o nuovi elettrodomestici, nel corso del 2017, ha diritto ad una detrazione fiscale pari al 50%, a fronte di un tetto massimo di 10.000 euro.
Attenzione: per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione sia precedente all’acquisto dei beni. L’avvio dei lavori può essere dimostrato da eventuali abilitazioni amministrative, dalla comunicazione preventiva all’Asl, se è obbligatoria. Per gli interventi che non necessitano di comunicazioni o titoli abilitativi, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. In sostanza, con questo bonus si ottiene una riduzione sulle imposte in dichiarazione dei redditi, la detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo.
Il tetto massimo di spesa di 10.000 euro riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione, quindi se state facendo dei lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrete diritto più volte al beneficio.

Il Bonus può essere richiesto per l’acquisto di mobili per gli arredi, ad incasso e diverse tipologie di elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni). L’agevolazione è valida anche per l’acquisto di elettrodomestici privi di etichetta energetica, purché per essi non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Potrete acquistare: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, forni a microonde, ventilatori elettrici e apparecchi per il condizionamento.
Per quanto riguarda i mobili il bonus può essere richiesto solo per alcune categorie, ad esempio: armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, letti, divani, poltrone, credenze, materassi, apparecchi di illuminazione. È escluso l’acquisto di porte e pavimentazioni, tende e tendaggi e altri componenti di arredo. Concorrono alle spese da portare in detrazione anche quelle di trasporto e di montaggio dei beni.

Fondo di garanzia Mutuo Prima Casa: come funziona

Fondo di garanzia Mutuo Prima Casa: come funziona

Il mercato del lavoro è cambiato e molte giovani coppie, con contratti atipici, potrebbero non avere accesso alle richieste di mutuo per acquistare la prima casa. Per questo dal 2014 il Governo ha istituito un fondo di garanzia rivolto soprattutto a questi soggetti.
Con il Fondo garanzia Mutuo Prima Casa (precedentemente noto come Fondo giovani coppie) è lo Stato a fare da garante, con le banche che hanno aderito al progetto, per l’accensione del mutuo sull’acquisto della prima casa. La garanzia statale è pari al 50% della quota capitale (non sono inclusi gli interessi) del mutuo, purché il valore dell’immobile non superi i 250mila euro e non rientri nelle categorie delle abitazioni di lusso.

Il fondo di garanzia prevede, inoltre, un tasso calmierato del finanziamento per alcune categorie:
-giovani coppie (dove almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni). Non è necessario essere sposati: basta che si conviva da almeno due anni;
-nuclei familiari monogenitoriali con figli minori;
-giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico;
-conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari.

Quali sono i requisiti per accedere al fondo?
-Non essere proprietari, al momento della presentazione della richiesta di mutuo, di altri immobili destinati all’uso abitativo (ad eccezione di quelli ereditati e che siano in uso a titolo gratuito a genitori e fratelli);    -l’immobile deve trovarsi nel territorio nazionale;
-l’importo del mutuo non deve superare i 250 mila euro e l’immobile, che dovrà essere indicato come abitazione principale del mutuatario, non deve rientrare nelle categorie catastali A1, A8 e A9 né avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici del 2 agosto 1969, n. 1072.

Per l’accesso alla garanzia del Fondo non sono previsti limiti di reddito dei mutuatari.

Come fare domanda. La richiesta di accesso al Fondo va presentata direttamente alla Banca o intermediario finanziario a cui si richiede il mutuo, purché aderisca all’iniziativa, utilizzando la modulistica presente sul sito del Tesoro.
Le richieste potranno essere presentate solo dopo che la banca abbia assicurato l’operatività a favore della propria clientela (termine previsto in 30 giorni lavorativi dall’adesione della banca al Fondo).
L’elenco delle banche ad oggi aderenti, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito di Abi e su quello di Consap.

Arriva la classificazione acustica degli immobili

Arriva la classificazione acustica degli immobili

Dal prossimo anno per affittare o vendere casa sarà necessario dotarla di una certificazione acustica. L’obbligo avverrà con il recepimento della norma UNI 11367 “Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unita’ immobiliari – Procedura di valutazione e verifica in opera “ che prevede per ogni unità immobiliare una certificazione che attesti la classe acustica a cui appartiene. Il certificato, redatto da un tecnico specializzato, verrà effettuato mediante un collaudo di tutti i vani che compongono l’appartamento. Verranno considerati il livello sonoro degli impianti, l’isolamento della facciata e l’isolamento rispetto ai vicini. La classificazione acustica sarà prevista per tutti gli edifici a esclusione degli edifici a uso industriale, agricolo o artigianale. Saranno 4 le classi di efficienza acustica previste, la prestazione base corrisponderà al terzo livello.